Si può aprire un Business a Costo Zero?

Su internet non è raro imbattersi in offerte di business quantomeno sospette. È facile, ad esempio, trovare proposte di franchising che promettono di essere aperti “a costo zero”. Ci sono quindi due domande che nascono spontanee:

  • Dal punto di vista di un aspirante imprenditore, queste offerte possono essere considerate serie, affidabili?
  • Dal punto di vista del franchisor, l’offerta di affiliazione a costo zero può essere una buona idea per espandere la propria rete commerciale velocemente?

La risposta, sintetica e molto intuitiva, è ovviamente un secco “no” a entrambe le domande. Ma argomentarla, approfondirne e comprenderne i motivi, può diventare lo spunto per ulteriori riflessioni. Ecco perché questo articolo può essere utile a tutti coloro che sono interessati dal mondo del franchising, sia come possibili investitori che come franchisor.

Franchising: costi di struttura e il valore dell’investimento

La prima, e più banale, risposta a chi si chiede se possa essere veritiera quella fantastica offerta pubblicizzata come “apri la tua attività a costo zero” riguarda la presenza e la natura dei costi in una qualsiasi azienda.

I franchising sono, di solito, attività fisiche con una capillare copertura del territorio. Per aprirne uno, quindi, servono una serie di asset e di attrezzature:

  • servono dei locali, generalmente in entrata;
  • occorrono arredi, scaffalature, casse e tutto quello che riguarda, banalmente, l’allestimento del punto vendita.

Sinceramente, in tanti anni di lavoro, non abbiamo mai trovato nessun fornitore che regalasse una location o degli arredi.  Anche ipotizzando che il costo dell’affitto non debba entrare nel conto di quanto richiesto dal franchisor per l’ingresso nella propria rete (si parla, per la precisione, di “diritto di entrata), non si può eliminare tutto quello che riguarda l’allestimento del locale, che è strettamente necessario e che deve rispecchiare perfettamente l’immagine del brand.

L’idea del “costo zero” appare quindi una chimera anche solo considerando gli aspetti più evidenti e materiali della nuova attività, quelli che servono banalmente ad attrezzare il negozio.

Ma non basta: la differenza tra un franchising e un negozio indipendente è che il primo fornisce tutta una serie di servizi di supporto e di valori extra che, nel tempo, forniscono un enorme vantaggio competitivo. Il know-how, la consulenza, la promozione del brand forniti e curati dalla cosa madre a vantaggio degli affiliati consentono ritorni sull’investimento anche molto elevati.

È per questo che i grossi franchising possono chiedere diritti di entrata molto importanti, diciamo anche dai 50.000 fino ai 100.000 Euro circa e oltre di molto per grandi brand.

Il franchisor si adopera per  garantire per la buona riuscita della strutturazione della rete; è improbabile, per non dire semplicemente una chimera, che tutto questo non abbia come contropartita la richiesta di diritti d’ingresso elevati.

Oltre il franchising: si possono abbattere i costi?

Allarghiamo lo sguardo ad altri tipi di attività, non in franchising.

In linea generale, è possibile avviare un business (un qualsiasi business) e fare impresa senza investire, o quantomeno con un investimento minimo?

Qui la risposta si fa più articolata. Ipotizziamo che una persona abbia competenze enormi in ambiti diversi: si sa fare da solo un sito internet, un piano di marketing, le campagne pubblicitarie. Sa creare una struttura, gestire un gruppo di lavoro, ha anche capacità commerciali… ecco, sapendo fare tutto da solo, potrebbe forse avviare un suo “business a costo zero”.

Ma sarebbe davvero a costo zero? Ovviamente no, e per diversi motivi.

Aprire un Business a costo zero? Tempo e formazione hanno un costo

Intanto, il tempo di questa persona ha un costo ed è limitato, come quello di tutti. Le sue competenze si sono formate con il tempo e con investimenti in formazione, e anche questi hanno un costo. Se qualcuno sta lavorando 7 giorni su 7 a un progetto, non può dire che è “a costo zero”. Né può dirlo se, per portarlo avanti, frequenta corsi e investe in formazione, o rinuncia ad altre opportunità.

Business a costo zero? Quale scelta tra Fare impresa o lavorare come autonomo?

Occorre tenere presente, poi, che spesso si casca in un fraintendimento piuttosto grossolano: aprire partita IVA per diventare, ad esempio, social media manager, o estetista, o addestratore cinofilo non significa fare impresa. Significa semplicemente lavorare in quel ruolo come autonomo; in questo caso è evidente che gli investimenti per iniziare possono essere molto bassi.

La caratteristica che distingue un’impresa da quella che è, più semplicemente, l’attività di un professionista è la scalabilità: un’impresa è una struttura che è in grado di fornire un prodotto/servizio in modo scalabile, grazie appunto agli elementi che la compongono (software, dipendenti, eccetera). Senza investimenti adeguati una persona può svolgere anche con successo un lavoro autonomo, ma non creare una struttura.

Farsi conoscere dal mercato

In ogni caso, nessuno può resistere sul mercato se i possibili clienti non lo conoscono. Per quanto si possa essere bravi nel gestirsi in autonomia le campagne pubblicitarie, serviranno comunque investimenti notevoli in questo senso.

Business dal “costo zero” al “minor costo possibile”: le distorsioni del mercato

Chi decide di fare impresa capisce quasi subito da solo che spendere zero è semplicemente una chimera: senza investire la macchina imprenditoriale non può mettersi in moto. Però, il proliferare di offerte di questo tipo comporta un altro rischio: introduce infatti una distorsione piuttosto pesante ed evidente nel modo di concepire e valutare l’investimento da parte di tanti neo imprenditori.

È facile rendersi conto che non esiste un vero business a costo zero; è molto più difficile rendersi conto che un certo livello di investimento è semplicemente necessario se si vuole avviare un’impresa di successo.

Un franchisor che chiede 100.000 Euro di diritto di entrata non è un’azienda che vive grazie a quell’introito; è piuttosto un’azienda che sta offrendo un brand forte, formazione ai futuri titolari, supporto nella redazione del business plan, consulenza continua, pubblicità elevata ed efficace al brand. È nel suo primario interesse far sì che i franchisee ottengano buoni risultati (una rete di fallimenti non è un valore per alcun brand!), quindi investe per farglieli ottenere e chiede al nuovo affiliato un avviamento proporzionato. Cosa può garantire, invece, chi chiede poco o nulla per entrare nel circuito?

Ugualmente, chiediamoci quanto senso abbia affidarsi a professionisti e consulenti più economici ma anche meno capaci, oppure destinare budget ridicoli all’advertising.

Se business a “costo zero” è chimera, “investimento il più basso possibile” spesso significa condannare l’impresa all’insuccesso.

Consigli per i Franchisee: attenzione alla comunicazione!

Per un aspirante imprenditore la formula “costo zero” può essere allettante; può quindi essere un qualcosa da sfruttare, a livello di comunicazione, da un franchisor che vuole lanciare la propria rete?

Potrebbe in effetti sembrare un modo efficace e molto rapido per attirare possibili affiliati. Il nostro consiglio però è di evitare di studiare formule di affiliazione low-cost (o comunque di comunicarle come tali) e per diversi motivi.

La selezione del futuro franchisee

Esistono, molto schematicamente, tre tipologie di soggetti che sono attirate dall’idea di un nuovo franchising. Vediamo chi sono:

  • L’imprenditore interessato solo all’opportunità di investimento. Probabilmente metterà nell’impresa i propri capitali, senza però lavorarci in prima persona; conosce le logiche imprenditoriali ed è, di solito, un ottimo partner per il brand in franchising. Rientrano in questa categoria non solo singoli imprenditori, ma anche società che vedono il franchising come una possibilità di diversificare gli investimenti.
  • La persona dotata di una buona solidità sia finanziaria che in termini di competenze manageriali, che cerca un’opportunità per sé o per i parenti. Può essere un ex manager che vuole investire la propria buonuscita per mettersi in proprio, o magari per creare un’attività per il figlio. Non è (ancora) un imprenditore, ma è qualcuno che ha capitali a disposizione e, insieme, ha le capacità per ricoprire quel ruolo.
  • Chi cerca un “piano B” perché scontento del proprio lavoro, o perché disoccupato, e decide di investire i propri risparmi in un’opportunità che sembra allettante. È chiaro che, mancando di esperienza imprenditoriale e non avendo grosse possibilità di investimento economico, questi sono gli affiliati più difficili da gestire per il franchisor. Potrebbe riuscire, ma il rischio che il franchisor si prende con lui/lei è decisamente maggiore rispetto a quello che affronta quando lavora con le prime due categorie.

Una comunicazione incentrata sul basso investimento iniziale non è attrattivo per le prime due categorie di cui abbiamo parlato. Al contrario, lo interpreteranno come un segnale di scarsa serietà da parte dell’azienda, o farà da campanello di allarme rispetto alla presenza di altri problemi non palesi al primo sguardo.

È invece il messaggio perfetto per attirare la terza categoria di potenziali investitori, quelli che non hanno né esperienza né buone risorse e che sono guidati, sostanzialmente, dal sogno di poter migliorare la propria vita con poco.

Verranno attirati e, in una certa misura, ingannati: come abbiamo già detto, infatti, nella realtà i costi lieviteranno molto velocemente anche in presenza di fee d’ingresso basse da parte del franchisee.

Le aspettative di spendere poco o nulla si scontreranno rapidamente con gli investimenti necessari in struttura, pubblicità, consulenti… che, per quanto possano essere inferiori rispetto ad altri franchising, non potranno mai soddisfare l’aspettativa di “business a costo zero (o quasi)”.

Il franchisee si sentirà ingannato e il franchisor farà fatica a gestirlo. Il disastro, a quel punto, è dietro l’angolo.

Business a Costo Zero: le Conclusioni di Marketing Strategy Solutions

Business a costo zero? No, grazie. Un’impresa ha necessità di investimenti: per creare la struttura, per avvalersi di professionisti validi, per farsi conoscere dal mercato. Non spendere non è semplicemente possibile se si vuole fare impresa; spendere il meno possibile invece è una buona premessa per fallire velocemente.

Parlando di franchising, poi, proviamo a guardare dal punto di vista che brand che vuole svilupparsi con nuovi punti vendita. È nel suo interesse seguire i nuovi affiliati, trasmettergli il giusto know-how, curare al meglio la comunicazione generale del brand e le eventuali iniziative locali.

Se non richiede diritti di ingresso adeguati, non riuscirà a sostenere queste attività. Attirerà invece investitori poco solidi e poco consapevoli, con il rischio di aprire punti vendita traballanti fin dall’inizio.

Più che sul costo iniziale, l’aspirante imprenditore deve invece basare le sue scelte su un business pan accuratamente redatto, che stimi un giusto volume di investimenti e mostri il tempo necessario per recuperarli e gli indici di redditività attesi.

In Marketing Strategy Solutions siamo certi che, se ti stai interrogando sulle opportunità di business a costo zero o hai incrociato imprenditori e consulenti che te ne hanno proposto uno, sei incappato in un buco nero di cui non conoscerai mai la vera profondità.  Se per profondità intendiamo “spesa”… ci siamo capiti, no? A noi piacciono i numeri e le previsioni capaci di creare strade lineari. Qualora ne volessi costruire una, anche per il tuo franchising, ci avvaliamo del metodo di Marketing Strategico di Franchising Strategy a supporto delle nostre analisi di mercato e piani di comunicazione. Siamo qui per ascoltarti.

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